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Quale futuro per l'Architettura Tradizionale nell' Europa del nuovo ordine mondiale multipolare?

Pubblico su Polemicarc.net quello che doveva essere il mio intervento alla conferenza TAG24 (Traditional Architecture Gathering/Group 2024), e che ho accantonato quando mi fu chiesto di cambiare soggetto per partecipare a un dibattito con lo stuccatore Patrick Webb, l'architetto Jack Duncan affiancato da colleghi scalpellini, e l'imprenditore Micah Springut.

Diciamo che da parte di quest'ultimo non è stato particolarmente di buon gusto lanciare il sasso dandoci dei fascisti antisemiti per poi nascondere la mano rifiutando di partecipare al dibattito, negandoci così la possibilità di difenderci dalle accuse infamanti e gratuite a noi rivolte. Comunque, in attesa che il TAG rilasci i filmati di quella conferenza, pubblico il contenuto dell'intervento originariamente pianificato, completandolo e ampliandolo, approfittando della decaduta necessità di attenersi agli stretti e serrati tempi del dibattito in rete.
 
 

Lo Stile Internazionale è lo stile della globalizzazione liberale

 
Quella che chiamiamo "architettura moderna" è oggi il risultato della Pax Americana e incorpora quella sorta di metabolizzazione dei programmi formali socialisti da parte del sistema capitalista avvenuta già a partire dagli anni '70 e '80 del secolo XX. Si tratta sostanzialmente e a grandi linee dell'evoluzione del cubo bianco corbuseriano nel cubo di vetro miesiano poi transitata nella palazzina venturiana e approdata oggigiorno al palazzone parametrico zahahadidiano.

Semiologicamente viviamo in un post-post-modernismo avviluppato su sé stesso in quella che è effettivamente l'Architettura Globalista e senza patria dei "valori occidentali", cioé del capitalismo liberale angloamericano. Suoi sono i valori che esprime, sue sono le logiche costruttive e di profitto adottate, basate pesantemente sulle supply chain, cioé l'utilizzo delle catene di valore delle forniture e della manodopera a livello mondiale per poterne sfruttare i vantaggi comparati.

Il risultato è la medesima architettura a New York, Milano, Ankara o Pechino...
 
Con la comparsa del modello geopolitico multipolare sperimentiamo mutamenti nelle supply chain, nei flussi commerciali mondiali e negli assetti valutari che discendono dai mutati rapporti di forza militare e tecnologica tra gli attori sullo scacchiere internazionale. Questi stravolgimenti degli equilibri trovano in gran parte origine dalle conseguenze intrinseche delle scelte (leggi: errori) del capitalismo liberale occidentale degli ultimi quaranta-cinquant'anni, e in particolare degli ultimi venticinque.
 
"Stati-civilità": culturalmente autosufficienti, di lunga storia e complessa identità, possiedono una propria "cosmogonia" umanistica e filosofica, il ché li porta ad un'azione propria e caratteristica sul piano internazionale.
Molti stati in rapido sviluppo sono coinvolti in questo processo di riorganizzazione dell'economia e delle alleanze mondiali, e si aggregano attorno ad un ristretto numero di paesi più influenti come Cina, Russia, Iran e India la cui particolarità è l'essere "stati-civilità": culturalmente autosufficienti, di lunga storia e complessa identità, possiedono una propria "cosmogonia" umanistica e filosofica, il ché li porta ad un'azione propria e caratteristica sul piano internazionale.
 
Ovviamente queste caratteristiche si esprimono da sempre in una architettura locale e tradizionale, la quale in diverse misure e casi è costituita dal substrato culturale originario sopravvissuto alle sovrascritture colonizzatrici (*) della cultura globalista, contrariamente a quanto avvenuto riguardo le tradizioni costruttive occidentali, in generale, ed europee in particolare.
(*)sarebbe interessante chiedere a quelli che vandalizzano i monumenti per protestare contro "la colonizzazione" come mai non attaccano i McDonald, gli uffici delle multinazionali o dei fondi di investimento...

 

L' occasione dei BRICS

 
Date le premesse, indaghiamo le tendenze in corso per intuire le evoluzioni di un nuovo ordine mondiale con vincitori e vinti...dal punto di vista dell'architettura tradizionale.
Le grandi aree interessate dalla nostra analisi sono il blocco del cosiddetto "occidente collettivo" e i BRICS+non allineati.
 
L'Identità è un elemento fondamentale
dell' Architettura Tradizionale e della sua riscossa.
Cominciando da questi ultimi: il nuovo impulso economico -dovuto a condivisioni tecnologiche, trattati multilaterali, accordi energetici ecc.- unito alla ritrovata relativa autonomia politica aprirà, a mio avviso, la strada ad una riscoperta dell'identità dei popoli interessati. Ricordiamo che l'Identità è un elemento fondamentale dell'Architettura Tradizionale e della sua riscossa.
 
Ma in quale modo l'architettura tradizionale ritornerà nel mondo multipolare? Solamente formale? O anche sostanziale, costruttivo e materiale? L'intuizione è che sarà per lo più formale e che in generale permarrà l'utilizzo di materiali e lavorazioni industriali recenti, e questo perché nello status symbol del progresso i materiali tradizionali vengono abbandonati -per lo meno in una fase iniziale. Probabilmente assisteremo alla formazione di stili locali frutto dell'ibridazione delle forme tradizionali con le costruzioni odierne in "stile internazionale", mentre piccoli architetti e artigiani ricercheranno l'autenticità dei materiali e delle forme.
Il contesto economico favorevole (o un po' più favorevole, a scanso di crisi) faciliterà sicuramente tutto questo.
 
La previsione dunque è: un nuovo dinamismo economico condurrà alla riscoperta dell'identità culturale e quindi alla ricomparsa di forme e tipologie tradizionali nell'architettura pubblica e privata, aprendo un ciclo formale che potrebbe durare decenni.
 

Il declino dell'Europa

 
In difficoltà invece, l'Europa -debole e frammentata (ironia della UE, l'€uropa Unita), la NATO che non accetta la sconfitta in Ucraina sul campo di battaglia che ha scelto, la demografia disastrosa, l'economia putrefatta, l'industria paracarro arrugginito, la società divisa, l'identità cancellata, l'immigrazione incontrollata. Tutto va a rotoli, mentre gli €urocrati architettano nuove norme "green", le sanzioni alla Russia e l'inflazione cumulata aumenta di un buon 20-30% strutturale, nel mezzo a deliri di guerrafondai sociopatici che vogliono (farci) andare alla guerra con una industria devastata da decenni di austerità e deindustrializzazione dovuta alle "dinamiche globalizzanti" (in soldoni: delocalizzare in Cina per pagare meno i lavoratori e privare Carcarlo Metalmeccanico di uno strumento di lotta, il lavoro, quando faceva comodo; ora invece piangere perché «c'è la Cina»).
Si paga il conto delle politiche globaliste seguite per più di 30 anni.
Tutto questo, dalle nostre parti, porta a meno denaro disponibile per i clienti, pubblici o privati che siano. I prezzi dei materiali edilizi salgono, la loro disponibilità diminuisce, i prezzi dell'energia quasi raddoppiano, così come i prezzi delle importazioni (come sapete, tra lockdown Covid, auto-sanzioni e Houti coi razzi, le merci non circolano più come prima!). Le tasse "green" colpiscono soprattutto gli edifici, in particolare la casa e gli spazi di lavoro, e ciò porta ad un aumento delle spese, ecc. Si tratta delle note politiche regressive dell'€uropa (la deflazione salariale dovuta alla mancanza di leve di politica economica nelle mani dei singoli stati, e al contemporaneo rifiuto politico di una gestione integrale del debito da parte della BCE, che fanno dell'Eurozona l'area più economicamente asfittica del pianeta), le quali politiche regressive si sommano alla completa sudditanza culturale europea al neoliberismo angloamericano (niente di personale, cari colleghi Tradizionali angloamericani).
 
 
 
 

Questo il paradigma economico il quale determina la disponibilità di risorse che si incanalano nell'ambito architettonico.
Il panorama architettonico in Europa e la sua prospettiva futura sono quindi alquanto desolanti per l'architettura tradizionale, con la presenza di alcuni trend controversi da esaminare.
  • aumento dell'utilizzo di materiali da costruzione rinnovabili,
  • edifici "green" e carenza di offerta di materiali da costruzione rinnovabili,
  • rischio di un'architettura tradizionale elitaria,
  • banalizzazione formale.
•Se i costi dell'energia, le tasse "green" e le auto-sanzioni aumentano il costo di prodotti quali ad esempio acciaio, cemento, mattoni e pannelli isolanti, è legittimo aspettarsi un aumento dell'utilizzo di materiali locali di origine naturale come per esempio canapa (blocchi, isolamento), paglia (coperture, isolamento), legname, calce e terra (intonaci, pavimenti...), il ché è senz'altro positivo dal punto di vista dell'impatto ambientale dei rifiuti edilizi (non nascondo il mio scetticismo riguardo ai budget energetici e di impronta CO2 -e concedo che all'interno del collettivo Polemicarc ci siano opinioni diverse, ma questo è il mio post, e quindi...).
 
 
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•La carenza, per un certo periodo molto acuta, o il prezzo elevato di materiali da costruzione a seguito delle sanzioni cozza con gli obblighi legislativi e ciò provoca un ulteriore rialzo dei prezzi. Un esempio è la normativa francese RE2020 (anche qui): incentiva pesantemente l'uso del legname, solo che quello russo (il migliore, quello che compravamo) è "sanzionato" e quindi l'offerta europea non è sufficiente.
Gli scandinavi si trovano quindi costretti ad allentare la regolazione forestale per poter rifornire di legname i piani "green" (sempre tra virgolette, e grazie a questo articolo dell'Architetto Polemico sappiamo il perché) della Commissione. Questo potrà funzionare per un po' ma se il commercio coi russi non riprende alla svelta avremo problemi a soddisfare la domanda "obbligatoria" per determinati materiali, o a proporli a prezzi decenti.
•L'aumento delle disuguaglianze all'interno della società che si accentua ancor più in questa fase porta le fasce più alte ad avere una straordinaria disponibilità di ricchezza, una quota della quale viene reinvestita in progetti immobiliari. Una considerevole parte di essi sono in stile tradizionale (pensiamo a Poundbury, progetto di Re Carlo d'Inghilterra) -perché sì, i ricchi veri lo "stile internazionale" lo riservano ai plebei. La scarsità di offerta (esiguo numero di architetti e artigiani tradizionali) unita alla scarsità di domanda e alla sua concentrazione negli strati sociali più prestigiosi determinano automaticamente una nicchia di mercato caratterizzata da prezzi e qualità elevati, che però estromette le fasce sociali meno abbienti, le quali si rivolgono all'architettura "di massa".
Il rinforzo di questa tendenza, già presente da tempo, potrebbe vanificare gli sforzi profusi fino ad ora dalla comunità Tradizionale per democratizzare l'uso e la conoscenza delle tradizioni architettoniche locali.
 
 
•Di converso, mentre le forme e i materiali tradizionali si allontanano sempre più dalla portata della gente comune, soluzioni sempre più banali e standardizzate prendono piede nel popolino. Certo, saranno utilizzati i materiali naturali di cui sopra, ma per replicare una serie infinita di scatole noiose, stereotipate e senza carattere. Si sa, perché questo già succede. Cambiano, sotto le spinte economiche, regolatorie e fiscali, i materiali. E se i nuovi materiali, assieme alla loro installazione, saranno più costosi dei precedenti (e al momento è così), ancora peggio.
 
Già tempo fa avevamo denunciato questo stato delle cose e la tendenza non accenna a fermarsi, a conferma che avevamo ragione!
 
La conclusione di tutto questo è che mi aspetto un revival dell'architettura tradizionale, per lo meno "di Stato", in molti paesi dell' Africa, Asia e America Latina come minimo, mentre nella cosiddetta eurozona sperimenteremo una nuova passata di pasta abrasiva post-globalista che livella e omogenizza ancor di più il tessuto urbano europeo.
Se siete architetti, artisti o artigiani tradizionali, il mio consiglio è di cominciare a guardare lontano, verso altri continenti dove poter sviluppare il vostro potenziale al posto di venir schiacciati dal leviatano burocrata e deflazionario: il lavoro sarà altrove!
 
 
Facciata del nuovo parlamento indiano
Linguaggio tradizionale e contemporaneo al Shanshui Firewood Garden, Cina
 
Terra battuta contemporanea ad Accra, Ghana
Architettura tradizionale pura in Giordania
 
 
...tutto questo se fosse fatto in Europa sarebbe definito "fascismo" proprio da quella sottocultura liberale responsabile del tracollo.
 
 
Si preferiscono invece queste cose, inutilmente costose e architettonicamente pleonastiche:
 
...quando invece sarebbe molto più semplice (ma molto meno woke e virtue-signalling) fare così:
(Struttura in legno, blocchi di canapa, isolamento in paglia o fibra di legno=Prestazioni superiori, qualità edilizia, salute nell'abitare, autoriparazione, zero costi smaltimento)
 
Ma noi Tradizionali, uniti in una rete internazionale di laboratori, scuole estive, associazioni, progetti e conferenze, cosa possiamo fare? Siamo come i tizzoni che ardono sotto la cenere fino al mattino. Il nostro compito è preservare la conoscenza e la cultura, allevando nuove generazioni di architetti, artigiani e artisti tradizionali, "creando monasteri", come dice il nostro vicepresidente della Tavola Rotonda, Noé Morin. Sta al popolo riprendere il controllo della politica, sta alla politica riprendere il controllo dell'economia, sta all'economia il creare condizioni favorevoli per la crescita economica e culturale di un paese e di un popolo, che passa per la continuazione dell'identità e delle tradizioni espresse anche -ma non solo- tramite l'ambiente costruito.

Il Gruppo Polemicarc (che ormai conta la bellezza di 4 membri nelle Fiandre, 3 dei quali italiani o di origine italiana) si batte assieme alla Tavola Rotonda per ottenere questi risultati. Sostenete le nostre iniziative e partecipate alle nostre attività!
 
RB-arc
 
 
 
Posted: 22/06/2024 17:20 — Author(s): Arc_Riccardo

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